| Scritto da Pietro Di Tomaso | ||||||
| Domenica 27 Marzo 2011 20:40 | ||||||
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Sabato 9 aprile 2011 a Fara San Martino (Chieti) si terrà il Convivium nazionale dei Borghi Autentici d’Italia dove verranno tracciate – come si legge sul sito dell’associazione – le linee programmatiche di una rinnovata azione per i prossimi anni. “Tra vent’anni – scriveva Mark Twain – sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite”. La politica sia sfida, sia coraggio, anche se psicologicamente si ha paura del cambiamento. Si riscopra la parola ‘comunità’ ed in particolare la piccola comunità. “Una comunità politica”, come suggerisce Ronald Dworkin, “va intesa come un’orchestra, un’entità composta da tanti individui che suonano insieme”. Insomma, “c’è una terza dimensione tra lo Stato e il mercato e tra lo Stato e l’individuo, una dimensione sociale e comunitaria”. Dworkin sottolinea quindi la necessità di una conciliazione tra la transizione dell’individualismo liberale e il ruolo, politicamente ed eticamente significativo, della comunità. L’Italia è ricchissima di comunità. L’Italia è famiglie, territori, municipi, campanili, piccole imprese, cooperative, associazioni, volontariato. Il novecento è finito. Si è aperta una stagione nuova, al cui centro stanno una rinnovata visione della democrazia e dello sviluppo. A partire dal territorio e da quelli che vi risiedono. In futuro sarà decisiva la capacità della classe dirigente nazionale e regionale di riformare la dimensione locale sul versante dell’economia e dell’assistenza sociale.
Le piccole comunità saranno il punto di forza di una visione programmatica per uscire dalla crisi, puntando sullo sviluppo della qualità e sulle proprie specificità: dal patrimonio storico e culturale, passando per la buona cucina, la tutela del paesaggio e delle risorse naturali, dalla ricerca e formazione all’innovazione del sistema produttivo, dall’adeguamento infrastrutturale alla qualità della cooperazione intercomunale. La qualità dei luoghi – a parere dell’economista Stiglitz – se non sempre si traduce immediatamente in ricchezza, rimane però un fattore attrattivo, che produce stabilità e coesione, e quindi apre le porte al futuro. La valorizzazione dei centri minori si esprime anche attraverso la conservazione non solo dei centri storici ma anche del paesaggio rurale (i campi coltivati, le abitazioni di campagna, ecc.). E’ qualcosa che rafforza l’immagine di un’area autentica dove ancora sono vivi i valori della comunità. E’ la dimostrazione di quanto una comunità rispetti il contesto naturale che ha ereditato dal passato e che vuole consegnare alle generazioni future. La qualità della vita, dunque, può innescare circoli virtuosi. Essa rende attrattivo il territorio. La rivalorizzazione della cultura locale attiva la domanda turistica. Così nascono servizi di ristorazione e di ricettività. “Il turista che ha conosciuto i comuni minori in tutte le sue espressioni si fa portatore di questa conoscenza nel suo contesto abituale di vita” (leggasi ‘Dossier Piccoli Comuni’). Da una indagine della Doxa per conto di Borghi Autentici d’Italia, sui visitatori attuali e potenziali dei borghi caratteristici, si rileva che tra gli aspetti più graditi dei luoghi dei borghi visitati vengono rimarcati i seguenti: il centro abitato (63,3); atmosfera del luogo (57,2); paesaggio (54,9); monumenti, chiese (29,6); la gente, gli abitanti (17,8); ristoranti, trattorie (16,6); musei (8,1); prodotti da acquistare (6,4); albergo o altro alloggio (1,3). La ricerca segnala chiaramente le potenzialità di queste destinazioni e la disponibilità dell’eventuale fruitore. Le ricerche condotte presso i Tour Operators stranieri che operano in Italia confermano l’interesse per paesaggio, ambiente, cultura e opere d’arte, accoglienza e simpatia dei residenti. Per concludere, “Borghi Autentici” è una realtà che considera la comunità locale quale elemento decisivo del proprio sviluppo. La comunità “quale luogo, contesto umano e culturale che è sinonimo di buon vivere, gusto, tradizioni”. Naturalmente, una comunità ospitale. Mi permetto solo di aggiungere che Guglionesi, a mio parere, ha molte leve speciali da muovere contro la crisi economica (Cultura, agricoltura di qualità e tutela del paesaggio, green economy, turismo, cultura imprenditoriale con riguardo specifico a quella giovanile che va incoraggiata e manifatturiera legata al territorio, innovazione, tradizioni, saperi e sapori). Ciò premesso, ci si chiede: l’Amministrazione comunale intende rilanciare il comparto turistico (in particolare il turismo culturale) mediante una azione mirata e di sistema? Il Polo culturale dell’ex Convento Cappuccini sembrerebbe il luogo ideale per studiare le condizioni volte a sviluppare la cultura dell’accoglienza (una volta analizzata la propensione dei residenti verso il turismo) e a studiare le potenzialità del territorio guglionesano assumendo come ipotesi di lavoro il fattore trainante di un determinato evento con effetti sul lungo termine. L’apporto di volontari, con contratto formativo, dotati di sensibilità ed interesse verso tale settore (e con il contributo scientifico del Centro Studi sul Turismo dell’ Università del Molise) sarebbe auspicabile. “Le sfide della sostenibilità, dell’accoglienza, della coesione sociale e dei diritti – afferma Legambiente – si possono vincere a partire dai piccoli Comuni, dove la centralità delle comunità e delle identità locali sono le chiavi per competere nello scenario globale, per vincere la crisi economico-finanziaria ed occupazionale”. Sì, senza idee non si fa politica. Già in altro intervento ho fatto riferimento a un eventuale ‘Bando delle Idee’, uno speciale concorso per la valorizzazione della nostra cittadina, per costruire un futuro di innovazione eco-sostenibile e di solidarietà. In definitiva, l’autentica sfida di cui al titolo di questa riflessione può essere accettata o rifiutata. A Guglionesi e ai suoi cittadini la scelta. Pietro Di Tomaso
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