| Scritto da Pietro Di Tomaso | ||||||
| Lunedì 07 Febbraio 2011 18:00 | ||||||
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Beppe del Colle (Famiglia Cristiana, 2 febbraio) ricorda che “l’Italia è sempre più divisa, ma su una sola persona”. Oggi non c’è solo indignazione. C’è vergogna collettiva, vergogna per un paese ridicolizzato davanti al mondo. Il senso di un degrado che invade e annienta l’idea di cultura nel paese dell’arte e del più grande patrimonio di beni culturali al mondo. La Chiesa ha denunciato il “disastro antropologico” che attraversa la società italiana e si appella alla formazione delle coscienze come strumento per superare la “desertificazione valoriale” responsabile di una mentalità impregnata di “una rappresentazione fasulla dell’esistenza, volta a perseguire un successo basato sull’artificiosità, la scalata furba, il guadagno facile, l’ostentazione e il mercimonio di sé”. Questa, purtroppo, è la drammatica fotografia dell’Italia odierna a cui va sommato il “disastro sociale” che limita fortemente le nuove generazioni dal formulare progetti per il loro futuro. Il degrado antropologico, aggiungo, investe televisione, linguaggio e relazioni tra cittadini. E’ significativo che siano di nuovo le donne a invitare tutti a manifestare, oltre ad una componente giovanile che è già partecipe di movimenti di protesta della scuola e dell’università. C’è, dunque, un desiderio di cambiamento. Solo alcuni giornali non sono cambiati (Libero, Il Giornale, Il Tempo, per citare). Per loro, in riferimento alle prossime manifestazioni in programma (come quella del 13 febbraio), si deve parlare di estemporaneità ‘forcaiole’ e ‘giustizialiste’. In realtà le donne, che tra qualche giorno saranno protagoniste di una protesta civile, vorranno contribuire a far riconquistare la cittadinanza a determinati principi che si chiamano: rispetto e dignità, no ad un maschilismo ereditario, no all’Italia di cortigiani e favorite, no a ruberie, no a mercimoni, no allo spirito di schiavizzazione delle donne. Infatti, l’appello delle organizzatrici pone l’accento su diversi aspetti della nostra vita quotidiana. Ne evidenzio in particolare uno su cui riflettere: “…Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici…”.
La giornalista Tiziana Ferrario (sul sito “Articolo 21.info”) scrive quanto segue: “Domenica 13 febbraio sarò in piazza, perché non amo le scorciatoie e ho ancora voglia di sognare. Sogno un paese diverso che valorizzi le sue donne e le faccia partecipare in modo paritario a tutte le scelte che contano… Sogno una televisione senza più donne svestite… Sogno telegiornali dove non si parli solo di donne stuprate, accoltellate e ammazzate. Sogno un Parlamento popolato da più donne, elette con una legge diversa… Sogno capi che non chiedano più favori sessuali in cambio di contratti di lavoro. Sogno aziende che puniscano il superiore che applica il ricatto sessuale… Sogno un paese dove la vita pubblica coincida con quella privata. Sogno che il 13 febbraio saremo in tante: perché, se non ora, quando?” L’appello, che ha già raccolto migliaia di adesioni, termina così: “E’ il tempo di dimostrare amicizia verso le donne”. Sì, andremo in piazza il 13 febbraio in tanti, donne e uomini, con spirito di solidarietà e amicizia. Non sarà una piazza sola ad accogliere la protesta; saranno molte le piazze d’Italia (a tal riguardo i blog e i siti di social network stanno facendo da passa parola indicando le sedi dei raduni: Roma- piazza del Popolo, Milano, Ancona, Verona…). “Prima di tutto mi auguro che anche la manifestazione del 13 febbraio sia una manifestazione senza bandiere, senza tessere, senza contrassegni di partito, ma con la Costituzione, con il tricolore, con l’inno nazionale, cioè con le cose che uniscono, che sono di tutti cioè di uomini e donne di destra, di sinistra, di centro”. E’ l’augurio di Federico Orlando, Presidente di Art. 21 che, personalmente, condivido. Pietro Di Tomaso
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