| Scritto da Pietro Di Tomaso | ||||||
| Martedì 11 Ottobre 2011 08:26 | ||||||
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I libri della casa editrice “Edizioni Gobetti” uscivano con un motto greco in copertina, “Che ho a che fare io con gli schiavi?”. E gli ‘schiavi’ erano tutti gli italiani che per opportunismo, connivenze spicciole o semplice quieto vivere erano disposti a tollerare comportamenti illiberali e antidemocratici. Einaudi, Sturzo, Salvemini, Prezzolini e Amendola furono alcuni dei nomi che, da editore, Piero Gobetti volle proporre alle generazioni del suo tempo come esempio di pensiero sul quale rifondare il Paese. La più nota delle riviste create da Gobetti “La rivoluzione liberale” fu soppressa dalle autorità fasciste nel novembre 1925, con l’accusa di ‘complotto contro lo Stato’. “Piero era un fiore che non si è aperto del tutto, ma per uno come lui pare quasi vergognoso chiedersi che cosa sarebbe oggi Gobetti. Egli è stato l’uomo che fu cercato invano da una generazione perduta, l’uomo che oggi ci ostiniamo a cercare nella parte più profonda di noi stessi”, così scrisse Montale. Questa premessa mi dà lo spunto per stigmatizzare alcuni fatti che accadono oggi in Italia ed in particolare la c.d. ‘legge bavaglio’ che l’attuale compagine di governo sta per approvare e che non esito a definire un insulto alla democrazia e un attentato alla nostra Costituzione (Articolo 21). Oltre a ostacolare la giustizia e a costringere al silenzio i media, questo provvedimento mira a limitare fortemente il diritto di parola sul web di tutti i cittadini italiani. La Società Pannunzio per la libertà d’informazione aderisce ed invita ad aderire alla manifestazione che si terrà a Roma il 29 ottobre – dalle ore 15 – al ‘Pantheon’ contro il DDL intercettazioni voluto dal Governo. Insomma, la Rete libera e diffusa dà fastidio: toglie consenso politico al potere dominante.
“Rivendichiamo il diritto ad essere informati – scrive Bice Biagi sul sito di Articolo 21.info, giornale on line per la libertà di stampa – e diciamo no alla legge bavaglio secondo la quale coloro che dovrebbero rendere un servizio alla collettività, riferendo come stanno le cose nel Palazzo, rischiano il carcere e noi veniamo privati di una condizione essenziale per la democrazia: conoscere tutto di chi ci governa (…) Da più parti della società civile arriva il grido di allarme: siamo sull’orlo di un precipizio, si invocano le dimissioni del Presidente del Consiglio, si chiedono misure urgenti perché il Paese non affondi. E quali sono le misure urgenti? La legge bavaglio e la riforma della giustizia, processo breve, processo lungo per sbrogliare i guai giudiziari del premier. Queste sono le priorità di chi ci guida. Siamo sfiniti dalle barzellette, dalle cene eleganti, dalle fidanzate vere o presunte, dalle battute da caserma, da provvedimenti che minano la Costituzione e proclami che mettono in discussione l’unità del Paese. Non vogliamo vergognarci di essere italiani, non vogliamo vergognarci davanti ai nostri figli perché non siamo capaci di cambiare le cose…”.
Concludo con un riferimento alle elezioni molisane perché è indubbio che avranno una valenza politica nazionale. Ha ragione il Dott. Paolo di Laura Frattura – candidato presidente che peraltro sarà a Guglionesi assieme al candidato consigliere Ing. Pasquale Marcantonio – “sconfiggere Iorio significa sconfiggere Berlusconi”. Bene dunque l’alleanza larga di centrosinistra (tra progressisti, riformisti e moderati). “Che ho a che fare io con il berlusconismo?” Assolutamente nulla. Pietro Di Tomaso Tags:
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