| Lavoro | ||||||
| Scritto da Luigina | ||||||
| Venerdì 17 Ottobre 2008 10:03 | ||||||
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Vi invito a leggere l'articolo di Sandro De Riccardis pubblicato oggi sul quotidiano "La Repubblica". E' il racconto di un ragazzo costretto a vivere nel precariato in una metropoli come Milano. E' l'operatore 172, un numero all'interno di un call center dove trascorre 8 ore con cuffie e microfono cercando di convincere titolari di partite IVA a lasciare Telecom per passare ad Infostrada. Questa vita per appena 800 euro lordi al mese (pari a 640 netti) anziche' i 1200 euro lordi promessi durante il colloquio. Il turnover della Mastercom (e' questo il nome del call center, che opera per conto di Wind-Infostrada) e' molto alto: ogni settimana dalle 10 alle 20 persone sfruttate fino all'osso abbandonano il posto di lavoro lasciando spazio ad altrettanti nuovi operatori che entrano sul campo di guerra. "Il nostro fucile sono le cuffie. Con loro dobbiamo saper colpire il bersaglio": questo e' il motto del team leader. Ma chi e' il povero sfigato che e' costretto a fare questo tipo di lavoro? C'e' gente di tutti i tipi e di tutte le eta': dal 25enne neo-laureato all'over 40 che ha difficolta' a rientrare nel mondo del lavoro. Queste realta' sono comuni al Sud tanto quanto al Nord. C'e' sicuramente chi e' stato piu' fortunato e a Milano e' riuscito ad affermarsi nel mondo del lavoro ma agli universitari 30enni che studiano al Nord e vivono ancora con i soldi di papa' e ai genitori che pensano che chi ha studiato vale di piu' e merita di piu' dico di svegliarsi perche' queste realta' sono frequenti e non si tratta solo dei call center. Pensiamoci due volte prima di prendere a male parole gli operatori che ci bombardano di telefonate.
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